Il quadro di riferimento
Nel panorama globale, europeo e soprattutto nazionale, il gas naturale resta un pilastro della transizione energetica, nella misura in cui garantisce flessibilità, capacità di bilanciamento del sistema elettrico e un solido “ponte” verso assetti più decarbonizzati. L’Italia, tradizionalmente povera di produzione interna, ha fondato per decenni la propria sicurezza energetica su importazioni via gasdotto da Russia, Algeria, Libia e Nord Europa. A fine 2020 l’avvio del TAP con approdo a Melendugno ha introdotto una quarta direttrice stabile grazie al gas proveniente dall’Azerbaijan.
Le recenti tensioni geopolitiche hanno messo in luce i limiti strutturali del gas “di rete”, per sua natura poco flessibile essendo legato a infrastrutture lineari e difficilmente riallocabili o scalabili, investimenti indivisibili e largamente irrecuperabili, processi autorizzativi lunghi e complessi (poiché tipicamente transfrontalieri).
Così si spiega l’accelerazione sul GNL (Gas Naturale Liquefatto) e sulle complementari infrastrutture di rigassificazione: oltre a Panigaglia, Adriatic LNG (Cavarzere) e OLT-Livorno, nel luglio 2023 è entrata in esercizio la FSRU di Piombino, seguita nella primavera 2025 dalla FSRU di Ravenna. La capacità nazionale di rigassificazione si attesta così attorno a 28 miliardi di m³/anno, aumentando resilienza e possibilità di diversificazione delle forniture (il mercato italiano si è aperto al gas prodotto in Qatar e negli Stati Uniti, ad esempio).
La logica del riposizionamento è chiara: ridurre il rischio paese distribuendo gli approvvigionamenti su più rotte e controparti, accrescere la flessibilità commerciale (acquistare dove conviene e consegnare dove serve) e irrobustire l’affidabilità del sistema.
Il progetto ed il relativo impatto economico
Il progetto Small Scale LNG di LNEnergy va inserito in questo quadro. Valorizzando pozzi già perforati, prevede una capacità produttiva media annua di circa 45000 tonnellate di GNL, oltre alla cattura di 1400 tonnellate di equivalente CO2 all’anno. Lo studio condotto dal Centro di Ricerca per la Valutazione e lo Sviluppo Socio-Economico (CERVAS) dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara — promosso nell’ambito di una collaborazione scientifica voluta da Confindustria Abruzzo Medio Adriatico per approfondire i temi della decarbonizzazione e dello sviluppo delle infrastrutture energetiche — quantifica gli effetti economici del progetto nel perimetro italiano, evidenziando l’attivazione di diverse filiere dell’economia nazionale.
Principali risultati dello studio
Spesa complessiva considerata: oltre 100 milioni di euro in Italia per investimenti e forniture, più circa 60 milioni di costo del personale nell’arco di 20 anni di operatività.
Impatti nominali complessivi stimati:
• Attivazione economica totale (produzione): 328 milioni di euro.
• Occupazione: circa 1.800 unità di lavoro equivalenti di durata annuale.
• Valore aggiunto: circa 122 milioni di euro.
Questi esiti, coerenti con l’evoluzione del mix nazionale verso una maggiore presenza di GNL, indicano che progetti small scale ben disegnati possono contribuire in modo misurabile non solo alla sicurezza energetica, ma anche alla competitività delle forniture e alla crescita di filiere industriali e di servizi, con ricadute occupazionali diffuse, sia sul territorio che nell’intero perimetro nazionale.
Dato l’interesse generale e la natura profondamente strategica degli investimenti in infrastrutture energetiche, i risultati dello studio possono costituire un contributo scientificamente robusto per il decisore pubblico e per gli stakehoders. Assieme ad altri strumenti, come ad esempio l’analisi costibenefici, è possibile fornire un quadro misurabile, utile a rendere le scelte più responsabili e comprensibili alla comunità, nel rispetto delle sensibilità locali e degli obiettivi di sviluppo del territorio.